Lorenzo Vita

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Donald Trump è convinto che le cose con l’Iran stiano andando “molto bene”. “La marina non c’è più, l’aeronautica non c’è più, la leadership non c’è più”, ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti. E tra le minacce di un “D-Day economico” contro Teheran e la conferma da parte del vicepresidente Usa JD Vance della pressione economica come vera strategia di Washington, tutto sembra cristallizzato in un fragile e delicato status quo. Uno status che in realtà non soddisfa nessuna delle parti coinvolte. Trump sa che questa condizione pesa sull’economia e che la sua popolarità è in declino anche per questo conflitto.

La fine della “odissea” della portaerei Abraham Lincoln

La fine della “odissea” della portaerei Abraham Lincoln, sostituita dalla George Washington dopo 272 giorni di missione in mare e le notizie di condizioni sempre più precarie per i 5mila marinai a bordo, è stato l’ennesimo colpo mediatico a un’operazione militare che ha sollevato critiche feroci da parte della stampa e dell’opposizione democratica. E per dare una svolta a questo stallo, l’opzione di The Donald per ora sembra essere quella dell’assedio finanziario e commerciale. Una “Epic Fury economica” che Teheran sta cercando di gestire mentre l’allarme è scattato anche in Cina, principale partner della Repubblica islamica. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha parlato di “una guerra economica” che deve essere affrontata con “una pianificazione”: segno che Teheran vogliono capire come resistere per trascinare ancora questa palude, probabilmente fino alle Midterm in America.