Donald Trump dichiara guerra economica all'Iran. Il presidente Usa parla di «D-Day» e mette in guardia anche alleati e non: o siete con noi o siete contro di noi. Chiunque farà affari con Teheran «dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende», avverte, senza entrare nel dettaglio delle misure che saranno varate per isolare l'Iran e costringerlo a capitolare. La nuova minaccia del commander-in-chief accende i riflettori in particolare sulla Cina, proprio in vista dell'attesa visita del presidente Xi Jinping alla Casa Bianca il 24 settembre. Pechino infatti acquista il 90% del petrolio iraniano, rappresentando quindi una linfa vitale per il regime. Il Dragone non riconosce le sanzioni unilaterali ma finora le maggiori aziende pubbliche cinesi si sono mantenute alla larga dal petrolio inserito nella lista nera e le sue maggiori banche hanno rispettato le sanzioni americane contro l’Iran e la Corea del Nord per evitare di perdere l'accesso al sistema finanziario americano. Nel caso gli Usa varassero sanzioni secondarie contro Teheran, però, la partita potrebbe complicarsi, così come i rapporti fra Washington e Pechino.

Ed è alta tensione tra Turchia e Israele per l'influenza su Damasco dopo il raid israeliano di due giorni fa su una base militare nella Siria centrale: Ankara respinge le accuse di rafforzamento militare al confine e denuncia l'isolamento di Netanyahu, mentre il premier israeliano insiste che lo Stato ebraico non tollera «un radicamento militare turco» in Siria.