È un fatto grave: soldati israeliani hanno scritto numeri sulla fronte di detenuti palestinesi durante un raid a Qabatiya, in Cisgiordania. L’IDF lo ha ammesso, parlando di condotta seria da correggere e la speranza è che i soldati responsabili vengano puniti come è avvenuto più volte in passato, soprattutto durante i governi precedenti all’attuale.
L’apparato di preavviso
Detto questo è indubbio che l’IDF non è mai stato l’esercito che spara sui bambini ma una forza militare che ha sviluppato, nel corso di decenni di conflitti con terroristi che si nascondevano dietro i civili, procedure di mitigazione dei danni collaterali sui civili tra le più avanzate del mondo. L’IDF ha sviluppato, dal 2008-09 in poi, un apparato di preavviso che analisti militari indipendenti (in particolare John Spencer del West Point, docente di guerra urbana) hanno definito senza precedenti: centinaia di migliaia di volantini, quasi 20.000 telefonate, 65.000 SMS e 6 milioni di messaggi vocali ai civili per avvertirli dei bombardamenti. Ripeto che tutto ciò nulla toglie alla gravità del fatto. Che però è stato raccontato in modo inaccettabile da troppi nostri media, ennesimo esempio di quella parzialità che ormai è sotto gli occhi di tutti. Rivediamo i fatti.








