Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha pubblicato un rapporto drammatico sul modus operandi di Israele contro i palestinesi. Le osservazioni si sono concentrate sulle condizioni di detenzione all’interno delle carceri israeliane, dove è recluso un numero imponente di palestinesi nonostante l’ultimo accordo di cessate il fuoco abbia portato alla liberazione di centinaia di persone. Gli osservatori dell’Onu accusano le autorità israeliane di terribili violenze nei confronti dei detenuti, tra cui figurano anche bambini, donne incinte, anziani e persone con disabilità, e di un clima generale di impunità nei confronti dei responsabili. Le medesime violazioni dei diritti umani si verificano anche nel mondo esterno, in particolare nei Territori palestinesi occupati.Alla luce delle sue osservazioni, il Comitato Onu ha stabilito che “Israele sta attuando una politica statale de facto basata sulla tortura organizzata e diffusa".La piaga della detenzione amministrativaIl Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura elabora osservazioni periodiche per verificare il rispetto, da parte degli stati firmatari, della Convenzione contro la tortura del 1984. Uno degli ultimi rapporti, pubblicato a fine novembre e realizzato a partire delle osservazioni del governo e delle organizzazioni per i diritti umani, riguarda Israele, da tempo sotto accusa per il genocidio del popolo palestinese a causa degli oltre 70mila morti e della profonda crisi umanitaria indotta nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023. Il nuovo rapporto dell’Onu si apre proprio sul 7 ottobre, con la condanna dell’attentato di Hamas in suolo israeliano che ha causato circa 1.200 morti. Gli osservatori sottolineano però come quella messa in atto dall’esercito israeliano sia una “risposta sproporzionata".Il rapporto evidenzia che Israele, per quanto firmatario della Convenzione del 1984, non ha una legislazione che punisce la tortura e questo ha creato un clima di impunità generale per gli autori di violenze e abusi che spesso, negli ultimi due anni, è sfociato perfino nella giustificazione delle torture per “fini di necessità”. Il focus, all’interno del rapporto, è soprattutto per la detenzione di persone palestinesi. Viene segnalato “un uso della detenzione amministrativa senza precedenti, comprese le accuse di punizione collettiva attraverso detenzioni arbitrarie di massa e la negazione di garanzie legali”. La detenzione amministrativa è quel tipo di carcerazione che avviene senza accuse formali e processi e che secondo l’organizzazione HaMoked riguardava, a fine aprile 2025, oltre 3.300 persone palestinesi, il doppio rispetto a settembre 2023. A inizio ottobre, dopo l’accordo di cessate il fuoco siglato tra Hamas e Israele, quest’ultimo ha liberato un migliaio di prigionieri palestinesi ma oggi ancora a migliaia restano reclusi, spesso privati di diritti e libertà di base.Violenze contro donne e minoriLe condizioni di detenzione nelle carceri israeliane sono drammatiche. Il Comitato Onu evidenzia che i prigionieri sono spesso trattenuti nelle loro celle fino a 23 ore al giorno e, in alcune occasioni, per giorni interi, senza accesso a servizi igienici adeguati, elettricità e acqua corrente. Queste persone non hanno peraltro accesso ad attività educative, professionali e ricreative significative, ma è soprattutto sul piano sanitario che si verificano le peggiori mancanze.“Ai prigionieri viene negato l'accesso alle cure mediche di base, incluso l'accesso ai farmaci e alle procedure mediche”, sottolinea il Comitato. Nel centro di detenzione di Sde Teiman, di cui si è parlato molto nelle scorse settimane dopo la denuncia di un'ex militare israeliana sugli abusi sessuali perpetrati nel centro, i pazienti detenuti “sono bendati in ogni momento, incatenati e ammanettati ai letti, alimentati con una cannuccia e costretti a indossare indumenti per l'incontinenza a causa della loro immobilizzazione”.Ancora peggio va alle donne detenute, a cui viene negato un adeguato accesso ai prodotti per l'igiene femminile e a cure ginecologiche appropriate. Poi c’è il capitolo delle madri e delle donne incinte detenute. Separate dai loro neonati, alle donne incinte è negato l'accesso alle cure materne e non viene fornito cibo sufficiente a soddisfare i loro bisogni nutrizionali, mentre alle madri che allattano non viene permesso di nutrire i propri figli ed è anche impedito l'accesso ai tiralatte.Tra le figure particolarmente colpite dalla repressione israeliana ci sono anche i minori. Questi vengono arrestati senza accuse e con incursioni notturne dopo le proteste nei Territori palestinesi occupati, vengono bendati durante l'arresto e “sottoposti a tortura e maltrattamenti prima, durante e dopo l'interrogatorio”. Molti poi rimangono per mesi, se non anni, in condizione di detenzione amministrativa e spesso compiono la maggiore età proprio in cella, elemento che complica il loro rilascio.Abusi sessuali e allucinogeniIl rapporto del Comitato dell’Onu contro la tortura si fa particolarmente crudo in alcune sue sezioni. Gli osservatori descrivono un contesto sistemico di violenze di ogni tipo, con “accuse di ripetute e gravi percosse, attacchi di cani, elettrocuzione, waterboarding, uso di posizioni di stress prolungate”.All’interno delle carceri israeliane sono molto diffuse anche le violenze sessuali. Si parla, in particolare, di “accuse di stupro, tentato stupro, molestie, forme di tortura sessualizzate, percosse somministrate mentre i detenuti erano nudi, prendendo di mira specificamente i loro genitali, elettrocuzione dei genitali e dell'ano, l'uso di ripetute, inutili e degradanti perquisizioni corporali, prolungata nudità forzata, rimozione forzata del velo delle donne, molestie sessuali, insulti sessuali, minacce di stupro, produzione di video sessualmente umilianti”. Il rapporto denuncia infine pratiche di “esposizione a freddo o caldo estremi, compresa l'acqua bollente, forme di privazione del sonno e della luce, uso di musica e rumori ad alto volume e uso forzato di farmaci allucinogeni”.Tutte queste pratiche sarebbero esercitate unicamente contro i detenuti palestinesi, dunque in modo discriminatorio, spesso con il fine di ottenere informazioni o confessioni.Tortura e genocidioLe modalità dei carcerieri israeliani in alcuni casi ha portato a conseguenze sanitarie gravi, come amputazioni e interventi chirurgici senza anestesia. In altri casi si è risolto con la morte. Gli osservatori dell’Onu sottolineano che “il numero di decessi in custodia risulta essere alto in modo abnorme e sembra aver colpito esclusivamente la popolazione detenuta palestinese”. A fine novembre un rapporto dell’organizzazione non governativa israeliana Physicians for Human Rights – Israel (PHRI) aveva denunciato una deliberata politica israeliana di uccisione dei palestinesi in custodia e aveva dato conto di almeno 98 decessi dal 7 ottobre 2023, a cui sommare centinaia di persone disperse.È alla luce di tutti questi elementi che il Comitato Onu ha affermato che Israele starebbe attuando una "politica statale de facto basata sulla tortura organizzata e diffusa". Secondo le conclusioni della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta sui territori palestinesi occupati, il modo di agire di Israele rientra nel campo dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità e fa parte del crimine di genocidio.