Caricamento player
In questi giorni una nuova inchiesta giornalistica ha raccontato come l’esercito israeliano abbia usato sistematicamente delle persone palestinesi come “scudi umani” durante le operazioni militari nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. È una pratica considerata un crimine di guerra dal diritto internazionale ed è riconosciuta come illegale anche da Israele dal 2005.
L’esercito israeliano ha confermato all’agenzia di stampa statunitense Associated Press, che ha pubblicato l’inchiesta, che la polizia militare sta indagando su casi di questo tipo, ma non ha detto quanti siano. Si sa che a marzo aveva aperto indagini su almeno 6 casi, ma non ci sono stati sviluppi. Prima di quella di AP c’erano state altre indagini giornalistiche, tutte sostenute da testimonianze di prigionieri e soldati, che avevano già descritto questa pratica come sistematica e radicata nella tattica militare israeliana.
Uno “scudo umano” è un prigioniero civile che viene mandato a perlustrare una zona pericolosa, dove potrebbero esserci un’imboscata o degli esplosivi, per esempio un tunnel o l’interno di un edificio, per evitare di esporre a rischi i soldati – o addirittura i cani usati dalle forze armate. A quei rischi chiaramente è esposta la persona usata come “scudo”. L’obiettivo dei militari è evitare di coinvolgere soldati nell’esplosione di mine o negli agguati dei miliziani Hamas.







