Percorre in auto lo “stradone”, come lo chiama la gente. È la salita del monte Titano che porta al cuore di San Marino. Leone XIV visita la Repubblica fondata dal santo di cui porta il nome, che «vanta il primato di essere la più antica del mondo», ricorderà il Papa stesso. Visita di Stato e prima tappa della sua giornata in Romagna che lo porterà poi al Meeting di Comunione e Liberazione e nella diocesi di Rimini. Una mattina nella terra che ha come motto la parola “Libertas” (libertà) consegnata alla comunità dal suo santo fondatore. Vocabolo che il Pontefice declina sotto più punti di vista.Uno è quello dell’«impegno» a «una partecipazione attiva e positiva alla costruzione della pace», spiega nel suo intervento dentro il Palazzo pubblico di fronte ai due capitani reggenti, Alice Mina e Vladimiro Selva. Il che significa «la stima per la diplomazia e per il multilateralismo, quali vie privilegiate per coltivare le relazioni internazionali e promuovere l’intesa tra le nazioni», dice. E richiama la sua enciclica Magnifica humanitas per tornare a invitare a «favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati più “scomodi” o che non si riterrebbero legittimati a negoziare, usando fino allo stremo l’umiltà e la pazienza per ricucire i più tenui segni di buona volontà delle parti in conflitto». Poi elogia «l’impegno in favore del diritto internazionale umanitario in un momento storico in cui esso appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato». La libertà, tiene a ricordare Leone XIV, «si realizza nel dono, nella comunione, nell’incontro e nel dialogo». Da qui la condanna dell’«idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si presentano in nome della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del potere».Altra dimensione della “virtù” cara a san Marino è quella della «libertà personale», cioè «il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale», dice il Papa. Tutto ciò «comporta difendere gli spazi della coscienza». Leone XIV cita «i tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libertà perché testimoniano proprio il primato della coscienza». Un esempio è «san Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici». E anche «oggi, in molte parti del mondo, non mancano persone che rimangono fedeli alla loro coscienza anche in contesti di forte avversità, testimoni della vera libertà, quella che deriva dall’essere figli e figlie di Dio. Con ammirazione esprimiamo la nostra solidarietà a quanti, in questo momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza».La libertà è anche legata alla «comunione» nella «visione cristiana», come raccontano «molti santi e sante che hanno dato inizio a esperienze di vita comunitaria in cui le persone esprimono la propria libertà nell’obbedienza a una regola, basata sul Vangelo». Un’opera che rimanda all’icona biblica della ricostruzione di Gerusalemme voluta dal profeta Neemia. «È l’immagine “positiva”, opposta a quella della torre di Babele, che orienta la riflessione dell’Enciclica Magnifica humanitas. L’opera di Neemia è animata dalla preghiera, coinvolge le famiglie e tutto il popolo, costruisce i legami prima ancora delle pietre; lo stile è la comunione, non l’uniformità, l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte».Leone XIV è il terzo Pontefice che visita San Marino, dopo Giovanni Paolo II nel 1982 e Benedetto XVI nel 2011. E è da qui che papa Prevost sottolinea «il valore peculiare di uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall’ispirazione cristiana». Leone XIV definisce la Repubblica sul monte Titano «un “laboratorio” di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale». E la buona politica ha al centro «la cura dell’umano», fa sapere. Il che si traduce «nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale», ma anche nell’«accoglienza» che, spiega facendo riferimento alla storia sammarinese, «non è mai venuta meno lungo i secoli nei confronti di chi soffre ed è nella prova» e che «recentemente si è mostrata con il sostegno e l’ospitalità al popolo ucraino, specialmente all’inizio del conflitto».