ROMA L'«umanità» come antidoto da contrapporre a «guerre scellerate» e «disuguaglianze crescenti». È questo il cuore del messaggio inviato da Sergio Mattarella in occasione dell'apertura del Meeting di Rimini. In piena continuità, si direbbe, con il titolo scelto per questa quarantasettesima edizione, "l'amor che move il sole e l'altre stelle". Perché l'amore, come lo intende Dante a chiusura dell'ultimo canto del Paradiso, non esprime solo un «sentimento di esperienza individuale», ma «apre agli altri, oltre noi stessi e il nostro presente».
È un monito che parla al presente quello di Sergio Mattarella. Mentre ancora fa fatica a ricomporsi completamente la crisi di Ceuta e in Europa prosegue il braccio di ferro su Schengen e dublinanti, i richiedenti asilo che altri Paesi vorrebbero rispedire in Italia in quanto Paese di primo approdo. «La solidarietà» e «l'amicizia sociale», dice il capo dello Stato, possono offrire «scenari» nuovi per la politica e la società.
L'amor collettivo
Nell'incipit del suo discorso, letto in Fiera all'avvio dei lavori, il presidente parte dal riconoscimento del ruolo «significativo» che, ancora dopo anni, la kermesse di Comunione e Liberazione continua a svolgere: «Giunto alla sua 47esima edizione, rappresenta una storia e, in tempi di trasformazioni straordinarie, si propone di continuare a contribuire a costruire la storia, annodando, in coerenza, i fili della propria». Ebbene, il nodo dell'amore, che si vuole provare a stringere quest'anno, va ben oltre il sé e si fa traino collettivo e umano: è «una forza interiore che assume una dimensione relazionale e, quindi, sociale, preziosa. Legare l'io al tu, al noi, spezza le solitudini e imprime direzioni ai percorsi umani».










