Quindici stagioni con la maglia della Giana, quaranta primavere sulla carta d’identità, "ma la fame è sempre la stessa". Tradotto: Daniele Pinto. Tradotto: altro che appendere le scarpe al chiodo. C’è una favola diventata storia da continuare a scrivere. C’è l’ennesima preparazione ormai alle spalle, per il centrocampista: "Le faccio da più di 20 anni, ormai sono abituato. Anche a fare fatica. Anche se è cambiato tutto: prima il pallone lo vedevi dopo una settimana…".
Ora come allora, però, l’ennesimo rinnovo con la Giana. "Personalmente mi valuto giorno per giorno. Settimana dopo settimana le cose possono cambiare: la testa, soprattutto. A questa età le motivazioni contano molto: il rimanere sempre concentrato, avere sempre la voglia di allenarsi e andare oltre... Mi diverto ancora. E rinnovare è sempre questione di un attimo: con la società, con Oreste Bamonte, Cesare Albè, Angelo Colombo, è come essere in famiglia. Non servono tante parole, spesso basta solo uno sguardo e ci si capisce al volo".
Nel 2011 li aveva fatti retrocedere in Promozione, però. "Sì, ai playout. Ero alla Vimercatese, vincolato per l’ultimo anno. Con Albé avevo già parlato in passato: ci ha messo pochi minuti a farmi capire l’ambizione della società, la volontà di costruire una rosa per risalire subito. Anche se nessuno, credo, si sarebbe immaginato di vincere tre campionati di fila".







