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Federico De Rosa

Poche settimane fa il socio di riferimento dell’istituto di Piazza Meda aveva frenato su una fusione con Mps: difficile che ora sia d’accordo. Ma la banca transalpina potrebbe sfruttare la sua posizione di vantaggio

Cosa pensano a Parigi del piano di Mps su Banco Bpm lo sa già Luigi Lovaglio. Non più tardi di due settimane fa il Crédit Agricole ha fermato la manovra di Siena su Piazza Meda con un messaggio molto chiaro: «Con il 29,3% del capitale di Bpm, siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi», aveva detto il vice-amministratore delegato Jérôme Grivet. E la posizione non è cambiata. La banca francese non commenta la doppia Ops lanciata da Mps, ma se non era d’accordo su una fusione alla pari, come ipotizzato inizialmente dal Banco Bpm, probabilmente lo è ancora meno ora che con un’offerta non sollecitata Siena punta a forzare il no dell’Agricole.

Mercato e socio forte, i due binari di BpmL’annuncio di Mps ha messo in passivity rule Banco Bpm (e Banca Generali), oggetto di tante attenzioni ma, per il momento, destinata a restare ferma in attesa di capire non tanto le possibilità che l’Ops vada in porto, quanto le intenzioni del suo primo azionista francese. Sul primo punto la risposta della Borsa è stata piuttosto fredda: Bpm ha chiuso ieri in calo dello 0,39%. Sul secondo punto le cose sono chiare per il momento, ma la strada è ancora lunga e lo scenario può anche cambiare. Due settimane fa il ceo dell’Agricole, Olivier Gavalda aveva bollato come «false» le notizie che parlavano di un’apertura di Parigi verso Mps, e a seguire Clotilde L’Angevin, vicedirettrice generale e cfo aveva indicato esplicitamente quale fosse invece l’opzione gradita ai francesi: «Naturalmente, uno degli scenari che preferiremmo sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, perché ci consentirebbe di creare valore e ci permetterebbe anche di rafforzare la nostra presenza in Italia».