di Leonardo Botta

Proprio quando la coalizione di governo si infogna in una serie di fallimenti certificati, a fronte di ben pochi risultati soddisfacenti conseguiti (me ne vengono in mente giusto un paio, che dopo l’ecatombe dell’ultimo governo Berlusconi comunque è già tutto grasso che cola: conti pubblici in affanno ma non disastrosi, titoli di Stato affidabili, dati sull’occupazione controversi ma tutto sommato buoni), dall’altra parte, come in una partita di tressette a perdere, si riesce forse a fare anche peggio: l’opposizione di centrosinistra pare una “nave senza nocchiere” che naviga a vista tra litigi, distinguo, veti incrociati e proposte politiche inconcludenti.

Il centrodestra, almeno, quand’era all’opposizione sapeva ben comunicare il proprio programma agli elettori: stop all’immigrazione incontrollata con blocchi navali e porti chiusi, rimpatri di stranieri a gogò, città più sicure, taglio delle accise sui carburanti, abolizione della legge Fornero, aumento delle pensioni (famosi i “mille euro con un click”, Meloni dixit), flat tax sui redditi da lavoro dipendente, tetto alla pressione fiscale, migliori sanità e welfare, piani industriali efficienti nei confronti delle imprese a cui non chiedere il “pizzo di Stato”, una grande stagione di grandi riforme per il paese, pacchia finita per l’Europa e protagonismo dell’Italia nell’area atlantica; poi di questi punti programmatici non ne ha concretizzato manco mezzo, ma questo è un altro paio di maniche.