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Andrea Amici, bolognese, impegnato allo sprint in una foto degli anni ’90

Ancora oggi, a ogni Giro dell’Emilia – che organizza con il Gruppo Sportivo Emilia – lo sguardo corre inevitabilmente sul panorama del Dall’Ara, che si staglia proprio al di sotto del Colle della Guardia: come se le cavalcate di Primož Roglič e Isaac Del Toro sullo strappo delle Orfanelle chiamassero a sé ulteriori livelli di perfezione del gesto atletico.

Andrea Amici, centometrista bolognese più volte in maglia azzurra ai Mondiali d’atletica, sposa in pieno la proposta della Fidal di fare del Dall’Ara un tempio per la regina degli sport, e del comparto che sorge attorno allo storico stadio – con piscina e antistadio – un quartier generale delle discipline olimpiche per eccellenza.

"Il Dall’Ara nacque proprio con uno sguardo speciale all’atletica: farne lo stadio nazionale per questa disciplina (la stessa proposta è arrivata anche dall’architetto Andrea Trebbi, ndr) vorrebbe dire progettare per lo stadio un futuro che è nelle sue corde. Ammetto di essere legatissimo al Dall’Ara: qui vinsi i campionati nazionali studenteschi. Tornai poi su questa pista anche per il Golden Gala del ’90 e per i campionati italiani del ’92 e del ’93: ricordi che ancora oggi mi emozionano. Da tifoso del Bologna, oltre che da padre di un ragazzino impegnato con gli Esordienti del Bfc, riconosco che questo non può rimanere lo stadio del calcio, non se si vuole che i rossoblù facciano il definitivo salto di qualità. Però è necessario interrogarsi sul Dall’Ara: credo non si possa lasciare che diventi un centro commerciale".