«Dov’è la vittoria», si interroga l’Inno di Mameli e anche Andrea Schiavon che, con Prima di vincere. Quello che ci insegna la nuova atletica italiana, tratteggia i percorsi agonistici di tanti azzurri e azzurre di oggi e il futuro dell’Italia. Perché le medaglie dell’atletica hanno contorni sociali che nascono in pista e arrivano nelle vite di ognuno di noi. E, se il libro è una miniera di ritratti documentati, è pure un prezioso bigino di tecnica e di regole: si capisce che Schiavon, già giornalista sportivo di «Gazzetta dello Sport», «La Stampa» e «Tuttosport», e oggi direttore della Fondazione SIT-Sport, Inclusione, Talento, ha frequentato da aspirante atleta e poi da giornalista campi di allenamento e di gara, ha dialogato con chi i successi li costruisce con pazienza, tenacia e programmazione. E l’ha fatto con passione sincera, che traspare in ogni pagina, e che gli fa scrivere: «l’atletica italiana è di nuovo vincente perché ha la forza non solo di conquistare medaglie ma di fare qualcosa di molto più potente: ispirare».

L’Italia dell’atletica è tornata grande ai Giochi di Tokyo: cinque ori, un’edizione mai vista. Più che il brillio di quelle medaglie Schiavon si interroga su ciò che viene prima: «Le medaglie, presto o tardi, sono destinate a diventare ricordi. Ciò che conta davvero viene prima della vittoria». Essere atleti non è vite comode. Così va a indagare le storie degli azzurri di punta, i turning point delle loro carriere, sottoposte a lunghe attese, a rovesci improvvisi, a secondi lunghi anni. Fra il nulla e la gloria, può passare un pugno di centesimi di secondo o pochi centimetri: «Aspettare una performance che non arriva è lungo e difficile per chi la guarda ma diventa insopportabile per chi la cerca. Poi la vittoria dura un istante, il tempo di un traguardo che sembra subito svanire».