La maratona è una delle gare regina dell’atletica leggera. E l’Italia anche in questa disciplina lunga 42 chilometri e 195 metri ha saputo trovare il suo spazio. Così, con questo spirito, Iliass Aouani ha raggiunto la medaglia di bronzo ai Mondiali di Tokyo. Terzo dietro al tanzaniano Alphonce Simbu e il tedesco Amanal Petros. Ecco, in questo spazio di commenti, non ci interessa raccontare quelle oltre due ore di fatica e impegno, ma ci concentriamo sul post gara.
Aouani, classe 1995, è nato in Marocco e all’età di due anni, assieme alla famiglia, si è trasferito in Italia più precisamente a Milano. Ha iniziato a correre a 16 anni passando, oltretutto, per un’esperienza negli Usa tra le università statunitensi. Davanti ai microfoni della Rai avvolto dal tricolore ha espresso tutto il suo amore per la nostra Nazione. «Sono veramente orgoglioso di regalare questo bronzo all’Italia», ha detto in diretta televisiva, «poi non me ne frega se diranno “è un altro naturalizzato, un altro rubato al Marocco”, “Auoani tipico cognome sardo”. Io sono orgogliosamente italiano, sono felicissimo di aver alzato il tricolore, di aver portato prestigio al mio Paese che mi ha dato tantissimo».
L’udire queste frasi ha ovviamente svegliato e fatto fregare le mani alla sinistra che ha fatto del multiculturalismo la sua bandiera. Venendo dalle «case popolari di Ponte Lambro» i radar del dem Pierfrancesco Majorino si sono accesi immediatamente. «Dai quartieri popolari al podio mondale, Illias Aouani orgoglio italiano», scrive di getto sui social. Assieme a lui il consigliere regionale lombardo di Patto civico, Luca Paladini, preso dal sentimentalismo è rimasto incollato davanti ai teleschermi per tutta la corsa. «Ma voi l’avete vista la gara di questo ragazzo? Ma ancor di più, vi è capitato di ascoltare la sua intervista post gara? Iliass Aouani ha regalato all’Italia una storica medaglia di bronzo nella maratona ai mondiali di atletica in corso a Tokyo». Non pago è andato avanti citando le dichiarazioni, di cui vi abbiamo reso conto, per concludere: «C’è chi semina odio e mette steccati, c’è chi nella pratica lo combatte e li butta giù. Illias, figlio di Milano».










