Al grande ballo dei nazionalismi, l’Europa appare come Norma Desmond, la diva di Viale del Tramonto che non voleva guardare in faccia la realtà e viveva rinchiusa nel castello delle sue illusioni. Stretta tra la debolezza della Commissione e la miopia di governi ormai attenti solo ai loro cicli elettorali interni, l’Unione europea si squaglia in una torrida estate nella quale sembra aver smarrito ogni istinto solidale e idea di futuro.Innescata dall’episodio di Ceuta, grave e doloroso ma di fatto chiusosi in meno di tre giorni, una crisi migratoria virtuale, fatta essenzialmente di minacce e gesti polemici, espone i nervi fragili dell’Ue, produce alleanze ibride con buona pace delle affinità ideologiche, ma soprattutto certifica l’incapacità dei governi europei di pensarsi e agire come parti di un tutto, di fronte alle grandi sfide del tempo.

Dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia, ieri anche l’Olanda si è aggiunta alla lista dei Paesi, che annunciano di voler rispedire in Italia i cosiddetti «dublinanti», quei richiedenti asilo che dopo essere approdati nell’Unione attraverso il nostro Paese, sono poi emigrati in un altro Stato comunitario.Ha sicuramente ragione il governo di Roma a negare che si tratti di una «ripicca» per aver sospeso l’accordo di Schengen contro la Spagna dopo i fatti di Ceuta, non foss’altro perché né Madrid, né Parigi si sono unite a quella lista. Ma questo cambia poco rispetto al fatto che quella decisione italiana rimane un errore tattico. Come ha notato Anne Applebaum su The Atlantic, l’arrembaggio di Ceuta è stato un gigantesco diversivo, amplificato ad arte attraverso i social media e diretto non tanto contro la Spagna quanto contro l’Europa e le sue istituzioni democratiche. Per questo avrebbe richiesto uno scatto di solidarietà europea. Anche al netto di critiche verso le politiche migratorie di Madrid.