Disallineamento. Per affrontare i gravi problemi che incombono sull’Europa servirebbe la ricostituzione di condizioni di sintonia fra ciò che è chiaro a una parte, forse maggioritaria, delle élites europee e ciò che pensano gli elettori. Perché le tesi di Mario Draghi sulla solitudine dell’Europa e sulla necessità che, per non soccombere di fronte ai pericoli attuali, essa debba rinnovare subito se stessa, il proprio modo d’essere e di operare, hanno ricevuto il plauso di gran parte dell’élite europea?Perché, all’atto pratico, quella stessa élite fa una gran fatica a seguirne le indicazioni? Il plauso dipende dal fatto che essa sa che Draghi ha ragione. La difficoltà a trasformare questa consapevolezza in azione conseguente dipende dal timore che gli elettori, o una loro parte consistente, non siano disposti ad appoggiarla.

Auspicando l’adozione di un «federalismo pragmatico» che si liberi delle ingessature che provengono da un’epoca in cui le istituzioni europee operavano in un ambiente oggi radicalmente mutato, Draghi ha indicato la via giusta ma è una via che può essere perseguita solo se la consapevolezza dei problemi in gioco diventa patrimonio di una maggioranza di elettori europei, solo se la parte di classe politica che sa cosa l’Europa dovrebbe fare, riuscirà a trasmetterne il senso di urgenza agli elettori.