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Ilaria Sacchettoni

Dal ruolo degli intermediari alla possibile candidatura: a che punto è l’inchiesta sull’attentato

Fino ai primi di luglio l’antimafia capitolina poteva contare su intercettazioni, chat e poco altro. C’erano, è vero, le celle telefoniche dei quattro esecutori materiali dell’attentato esplosivo, che agganciavano, a più riprese, i dintorni di casa Ranucci. Più le analisi dei carabinieri del Ris che riconducevano la tipologia di esplosivo utilizzato a precisi ambienti criminali. Ma imbastire un processo su questi elementi poteva essere scivoloso.

Dal 10 agosto, tuttavia, con l’arresto dell’imprenditore del Cefalù bistrot, il quadro cambia radicalmente e il pm Edoardo De Santis incassa preziose conferme. Le ammissioni (pur parziali) di Valter Lavitola promuovono l’ipotesi sul mandante. Il 12 agosto, l’interrogatorio di garanzia e la confessione sulla matrice del progetto («È opera mia, volevo proteggerlo»), avvia reazioni a catena.