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Francesca Morelli

Ne soffrono 4 milioni di ragazzi italiani ma sono ancora tanti i falsi miti che circolano. Alimentazione, esposizione solare, terapie: facciamo chiarezza con l'aiuto del dermatologo

Sono ancora molti i falsi miti sull’acne, una condizione che impatta sulla qualità della vita, sociale e relazionale, soprattutto durante l'adolescenza, compromettendo l’immagine di sé e l’autostima. Si stima che in Italia possa riguardare all’incirca 4 milioni di ragazzi tra i 12 e i 20 anni, con picchi anche del 90% nei maschi e dell’80% nelle femmine tra i 13 e i 17 anni.

Genetica e ormoni Non si può mettere una barriera all’insorgenza dell’acne, attuando delle misure di prevenzione o cautelative, in quanto è una condizione con un substrato genetico, cioè scritto nel Dna della persona, che può essere ulteriormente influenzato, inibito o acutizzato, da diversi aspetti come i fattori ambientali o le abitudini. «L’acne è una patologia infiammatoria cutanea – spiega Piergiorgio Malagoli, dermatologo e responsabile della Psocare Unit presso l’IRCCS Policlinico San Donato di Milano - che insorge in concomitanza con il periodo dello sviluppo. Questo perché l’acne ha una genesi ormonale, governata dall’iperattività di alcuni ormoni, gli androgeni, e specificatamente dall’attività di un recettore a cui si lega il battere dell’acne. Questo meccanismo in soggetti predisposti favorisce la comparsa di manifestazioni di diverso grado e intensità». Il Cutibacterium acnes, il principale responsabile dell’acne, è un batterio si trova infatti sulla pelle di ciascun individuo in quanto è un normale commensale (ospite) del microbioma cutaneo, ma solo quando incontra un recettore particolarmente attivo e in determinati soggetti, reagisce facendo esplodere le tipiche manifestazioni infiammatorie. Queste sono il primo segnale che porta alla genesi dell’acne.