di
Elena Meli
Sempre più spesso gli adolescenti ricorrono a rimedi «virali» che circolano sulle piattaforme online, ritardando il momento in cui consultare lo specialista. Oltre ai danni fisici, il pericolo è sviluppare la cosiddetta dismorfia digitale ovvero una percezione alterata del proprio aspetto
I casi di acne sono in aumento, e si tratta sempre più spesso di quadri più gravi rispetto al passato. È stato riferito durante l’ultimo congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), sottolineando come una parte della colpa sia anche dei social: stando alle stime, fino a 8 pazienti su 10 cercano online informazioni sulla propria malattia della pelle prima di andare da un dermatologo, ma se con un motore di ricerca tradizionale si viene spesso rimandati a fonti istituzionali o mediche, su Instagram, TikTok e YouTube capita più spesso di imbattersi in informazioni date da persone non esperte. E i dermatologi segnalano che una quota significativa dei contenuti più virali non arriva affatto da specialisti: la conseguenza è che tanti finiscono per seguire consigli o routine di cura della pelle solo perché sono «di tendenza», con il rischio di peggiorare le condizioni della cute anziché curarla.






