Della corsa della generazione Alpha verso la pelle perfetta si parla ormai da tempo. Molto meno, però, di cosa succeda quando la skincare smette di essere cura e diventa ossessione (cosmeticoressia), anche su soggetti ancora troppo giovani per reggere routine pensate per gli adulti.

“La cute di bambini e adolescenti è delicata e ancora in evoluzione. Nei più giovani i trattamenti dovrebbero limitarsi a pochi gesti essenziali: detergere, proteggere dal sole ed eventualmente trattare l’acne. L’uso non controllato di attivi come retinoidi o acidi esfolianti può alterare la barriera cutanea e causare irritazioni”, spiega la dottoressa Luigia Panariello, specialista in dermatologia e venereologia ed esperta in medicina estetica e rigenerativa. Secondo Beatrice Mautino, biotecnologa e divulgatrice scientifica, il nodo non è la cura in sé, ma il modo in cui viene raccontata online. “Il problema nasce quando si trasmette l’idea che ogni imperfezione vada corretta”, chiarisce. Ne deriva un’idea sempre più precoce del corpo come qualcosa da ottimizzare continuamente.

A rafforzare questa dinamica, conferma la sociologa Silvia Semenzin, è l’esposizione sempre più precoce ai social, che contribuisce all’interiorizzazione di stereotipi di genere e aspettative estetiche già in età infantile. “Anche se non è una novità che i piccoli giochino a fare gli adulti, qui il processo è più profondo: le bambine, in particolare, imparano presto che il corpo va osservato, controllato, corretto”, spiega. Nel suo libro Internet non è un posto per femmine (Einaudi, 2026), sottolinea il ruolo degli algoritmi nel consolidare modelli stereotipati, riproposti come semplici trend. “Il fatto che gli influencer appaiano autentici riduce quasi del tutto il confine tra pubblicità e vita quotidiana, rendendo questi contenuti sempre più pervasivi”.