Nei 22 giorni prima della morte di Jason Arday, l’ex professore dell’Università di Cambridge accusato di plagio, i giornali britannici pubblicarono su di lui oltre 200 articoli. È un numero elevatissimo, visto che di solito i casi di plagio universitario ricevono scarsa o nessuna attenzione dai media. La vicenda di Arday invece rivaleggia con i grandi scandali recenti della politica britannica: qualche mese fa le dimissioni di Peter Mandelson, l’ex ambasciatore britannico che fu coinvolto negli Epstein Files, ebbe un’attenzione mediatica paragonabile o inferiore.
Jason Arday aveva 41 anni ed era un ex professore di sociologia all’Università di Cambridge. Era stato il più giovane professore afrodiscendente dell’università, ma il 5 agosto si era dimesso perché accusato di aver copiato nei suoi lavori testi di altri studiosi e aver mentito sulla propria biografia: ne era derivato, appunto, un enorme scandalo, alimentato dai media nelle settimane precedenti e in quelle successive. Il 14 agosto Arday è stato trovato morto nella sua casa di Londra, per cause ancora da chiarire.
Dopo la morte di Arday si è aperto nel Regno Unito un dibattito sulle responsabilità dei media, accusati da familiari e sostenitori di aver portato avanti nei suoi confronti una campagna ossessiva e razzista. I media conservatori, in particolare, sono stati accusati di aver dedicato uno spazio eccessivo ad Arday, pubblicando numerosi articoli al giorno, spesso con titoli sprezzanti e scandalistici. Una petizione del Good Law Project, un’organizzazione progressista di attivismo legale, in cui si chiede che venga avviata un’inchiesta pubblica sul comportamento dei giornali, ha superato le 120mila firme.














