L’impressione generale che abbiamo da quello che leggiamo sui giornali è che gli incendi siano un problema sempre più grave, correlato al riscaldamento globale. Ma è vero? Come sempre, per questioni complicate come questa, dobbiamo usare la parolina magica che non si può usare in politica, dove tutto deve essere bianco o nero: dipende.

Gli incendi li possiamo valutare in molti modi. A seconda dell’area bruciata, l’intensità dell’incendio, il tipo di area, i danni alle cose e alle persone, e altre cose. Di solito si usano dati satellitari per misurare le tendenze globali. Ci sono due sistemi principali, uno è il Modis (“Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer”), l’altro è il Landsat. Ce ne sono altri, ma non entriamo nei dettagli.

Per farla breve, diciamo che Modis ci dice che negli ultimi decenni l’area bruciata a livello globale è rimasta sostanzialmente stabile, se non in leggero calo. Landsat, invece, ci dice che negli ultimi anni c’è stato un netto aumento dell’area bruciata.

Chi ha ragione? Gli scettici del clima che vogliono minimizzare il problema, o gli ambientalisti che vedono catastrofi ovunque? Come dicevo prima la risposta è “dipende” — e dipende da cosa si misura.

Modis osserva la Terra con una risoluzione di 500 metri: ogni pixel copre circa 25 ettari. È un ottimo strumento per gli incendi di savana, enormi e continui, che infatti dominano le statistiche globali. Questi incendi sono in calo, soprattutto perché la savana viene convertita in campi coltivati, recintati e attraversati da strade che spezzano la continuità del fuoco.