Una bambina di quattro anni, mai vaccinata, morta allo Zen di Palermo per sospetta difterite. Suo cugino coetaneo ricoverato con la stessa infezione e in buone condizioni, perché vaccinato. Dietro il caso di questi giorni c’è una regione che da anni è all’ultimo posto della classifica nazionale delle coperture pediatriche. Nell’ultimo report del ministero della Salute la Sicilia si ferma all’85,13 per cento per il ciclo completo a tre dosi contro difterite, tetano, pertosse, polio ed epatite B, contro una media italiana del 94,46. Per morbillo, parotite, rosolia e varicella è all’87,98. E il divario si allarga con l’età: non oltre il 68 per cento a cinque-sei anni, il 25 per cento nei sedicenni per la quinta dose contro difterite, tetano e pertosse.

I dati regionali aggiornati al 30 giugno 2026 raccontano però qualcosa di più preciso, e di più scomodo: il buco è nelle città. Messina città è all’81,6 per cento, Catania città all’83, Palermo città all’86,8, tutte sotto la media delle rispettive province. Ne abbiamo parlato con Claudio Costantino, professore di Igiene e medicina preventiva all’Università di Palermo e presidente della sezione siciliana della Società italiana di igiene (Siti).