Pochi vaccini e molti contagi per una malattia che, in molte regioni italiane, è solo un lontano ricordo. Stiamo parlando del morbillo e della situazione epidemiologica del virus nella nostra regione, una di quelle con il dato peggiore in termini di prevenzione di una delle esantematiche forse più conosciute.

L’ultimo report disponibile è contenuto in uno studio del Ministero della Salute e dell'Istituto superiore di Sanità che è stato diffuso alle prefetture, ai Comuni e alle Asp e che traccia un quadro complesso, caratterizzato da un'endemicità mai del tutto debellata e da un chiaro e deciso aumento della circolazione virale su scala nazionale.

Dall'autunno del 2023 il nostro Paese ha registrato una forte recrudescenza dei contagi che, dopo un picco di 1.045 notifiche nel 2024 e una parziale flessione a 529 casi nel 2025, mostra nei primi cinque mesi del 2026 una nuova e preoccupante impennata. Aggregando le segnalazioni dei casi confermati, probabili e possibili, il totale ha raggiunto quota 609 nei primi cinque mesi del 2026, segnando un netto incremento del 78,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e superando persino i livelli registrati nel 2024.

In questo scenario nazionale di ripartenza dei contagi, la Sicilia si colloca purtroppo in una posizione di spiccata vulnerabilità strutturale, posizionandosi come la regione peggiore d'Italia per quanto riguarda le coperture vaccinale. Infatti, se l'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa al 95% la soglia minima di immunizzazione con due dosi per garantire la fondamentale immunità di gregge e interrompere definitivamente la trasmissione del virus, i dati ufficiali di copertura evidenziano che l'Isola si trova drammaticamente al di sotto di questo target di sicurezza. Con appena l'87,98% di adesione per la prima dose e un pesantissimo 67,88% per la seconda dose, la Sicilia registra le percentuali in assoluto più basse dell'intero territorio nazionale se guardiamo al dato della vaccinazione a 24 mesi e a 5-6 anni di età. Si tratta di un divario profondo rispetto alla media italiana, anch'essa insufficiente (94,77% per la prima dose e 84,45% per la seconda), ma decisamente distante dai dati negativi della regione.