Nell’ultimo anno il progetto del ponte sullo Stretto di Messina è stato approvato dal governo, bloccato dalla Corte dei conti, corretto, integrato e sottoposto a nuovi esami tecnici, emendato con prescrizioni e raccomandazioni, elogiato e contestato. Quello che è certo è che non è ancora stato approvato in via definitiva. Ogni passaggio è stato annunciato come decisivo anche se non lo era, tanto che è diventato complicato capire a che punto siamo.
L’ultimo di questi passaggi è avvenuto il 6 agosto, quando il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha dato il suo parere favorevole, ma con oltre cento tra prescrizioni e raccomandazioni. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici è l’organo tecnico – composto da un’ottantina di esperti – che dà pareri al ministero delle Infrastrutture sui progetti delle grandi opere pubbliche e non si esprimeva sul ponte dall’ottobre del 1997, quasi 30 anni fa.
La conclusione a cui è arrivato è che la progettazione del ponte può proseguire, ma a condizione che siano rispettate raccomandazioni e prescrizioni, da portare avanti in due fasi: nella fase A vanno completati studi, indagini e prove che mancano, nella fase B si può passare alla progettazione esecutiva, compresa la preparazione delle aree e dei cantieri.






