Bruxelles – Il progetto israeliano di espansione degli insediamenti in Cisgiordania è sempre più vicino alla sua realizzazione. Si tratta della costruzione di una nuova colonia nell’area a est di Gerusalemme denominata E1, un progetto di cui si discute da decenni e che, tra quelli promossi da Israele, è considerato particolarmente problematico per le sue conseguenze sul territorio palestinese. Contro il piano si sono schierati sei Paesi europei che in una dichiarazione congiunta pubblicata ieri (20 agosto) lo hanno definito “inaccettabile”.A sottoscrivere la dichiarazione sono stati Francia, Italia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito. I sei Paesi contestano il progetto israeliano e ne sottolineano l’illegalità alla luce del diritto internazionale: “Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Questa è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, mentre le violenze contro la popolazione palestinese da parte dei coloni israeliani si intensificano, i sei Paesi europei chiedono al governo israeliano di “ritirare immediatamente questi piani e di porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania“. Il progetto, avvertono, “non solo ci allontanerà ulteriormente dalla pace, ma comprometterà ancora di più la posizione internazionale di Israele”.Un richiamo arriva anche alle imprese edili coinvolte nel progetto: “Le imprese non dovrebbero prendere parte alle gare d’appalto per la costruzione”, si legge nella dichiarazione. Le aziende, avvertono i sei governi, dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, “compreso il rischio di essere coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale”.Il progetto E1Il progetto era stato approvato nel giugno del 2025. Negli scorsi giorni il governo israeliano ha poi pubblicato un bando per la costruzione di circa 1.200 nuovi edifici, dando di fatto il via alla sua realizzazione. L’area E1 è particolarmente strategica per Israele, ma la sua costruzione avrebbe conseguenze rilevanti sulla continuità territoriale palestinese. La nuova colonia dividerebbe la Cisgiordania in due, rendendo più difficili i collegamenti tra il nord e il sud del territorio e isolando Gerusalemme Est dal resto dei territori palestinesi.La Cisgiordania è già costellata di insediamenti israeliani, considerati illegali dal diritto internazionale, nei quali vivono oltre 750mila coloni. La realizzazione di E1 allargherebbe ulteriormente la presenza israeliana nell’area e, secondo i suoi critici, renderebbe ancora più difficile la creazione di uno Stato palestinese territorialmente contiguo. È la stessa preoccupazione espressa dai sei Paesi europei nella dichiarazione congiunta: “L’insediamento di E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati“, creando “una divisione nel territorio della Cisgiordania» e danneggiando «la contiguità territoriale dei Territori palestinesi”.La Cisgiordania e gli accordi di OsloGli accordi di pace di Oslo del 1993-1995 stabilirono un sistema di amministrazione transitoria della Cisgiordania, che venne divisa in tre aree: una sotto il controllo dell’Autorità palestinese, una sotto quello israeliano e una sottoposta a un controllo congiunto. La suddivisione avrebbe dovuto essere temporanea, in attesa di un accordo definitivo che permettesse ai palestinesi di assumere il controllo dell’intero territorio. A oltre trent’anni di distanza, però, quella situazione provvisoria è rimasta sostanzialmente invariata.Dall’occupazione israeliana della Cisgiordania nel 1967, Israele ha costruito nella regione circa 160 insediamenti. Gli insediamenti hanno progressivamente frammentato la continuità territoriale palestinese, rendendo più difficili sia l’amministrazione del territorio sia i collegamenti tra le diverse aree. La costruzione di E1 aggraverebbe ulteriormente questa frammentazione.Le sanzioni contro i coloni e il nodo dell’accordo UE-IsraeleIl riconoscimento della gravità della situazione da parte dei sei Paesi europei arriva in un momento in cui le aggressioni dei coloni israeliani in Cisgiordania si stanno intensificando. Ma da solo non basta.L’Unione europea in passato ha imposto sanzioni a singoli individui e organizzazioni israeliane legate al movimento dei coloni, ma non ha mai adottato misure direttamente contro lo Stato israeliano. I governi israeliani, intanto, da oltre trent’anni promuovono l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania attraverso l’approvazione di nuove colonie, considerate illegali dal diritto internazionale.Dopo l’ultima guerra nella Striscia di Gaza, diversi Paesi occidentali hanno riconosciuto lo Stato palestinese. Una misura rimasta in larga parte sul piano formale, con l’eccezione della Spagna che ha accompagnato il riconoscimento con iniziative politiche più concrete.A rendere l’Unione europea particolarmente rilevante è anche il suo peso economico. In virtù degli Accordi di partenariato in vigore dal 2000 tra UE e Israele, il blocco europeo rimane infatti il principale partner commerciale di Israele e potrebbe quindi esercitare una significativa leva politica. I movimenti per far sì che questo accordo venga interrotto arrivano dal basso. Un’iniziativa popolare che chiede la sospensione degli accordi ha raccolto oltre un milione di firme di cittadini europei. I governi di Spagna, Slovenia e Irlanda si sono espressi a favore della sospensione, ma i 27 Stati membri continuano a faticare nel trovare una posizione comune sul rapporto con Israele.La dichiarazione dei sei Paesi europei – a cui si è aggiunto il Canada – rappresenta quindi un nuovo segnale di condanna nei confronti del progetto E1, ma anche l’ennesima dimostrazione delle difficoltà dell’UE nel trasformare la propria posizione politica in una linea comune e in misure concrete.