Francia, Germania, Italia e Regno Unito condannano in una dichiarazione congiunta i piani di espansione israeliani in Cisgiordania. Nel mirino c'è il progetto di insediamento E1 (approvato esattamente un anno fa, il 20 agosto del 2025), l'area a Est di Gerusalemme che da oltre vent'anni è considerata la linea rossa per l'esistenza di un futuro Stato palestinese."La decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell'ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. La comunità internazionale si oppone da tempo a questa espansione degli insediamenti e ha espresso le proprie gravi preoccupazioni sia in sede privata che pubblica. L'insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinesi. Il diritto internazionale stabilisce chiaramente che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Questa è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, caratterizzato da livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni contro i civili e da pesanti restrizioni per l'economia palestinese, tale decisione desta ancora maggiore preoccupazione", si legge nel testo diffuso dai quattro governi.Il bando contestato è stato pubblicato martedì dal ministero israeliano delle Costruzioni e dell'Edilizia e riguarda 1.234 unità abitative distribuite in sette complessi residenziali. È la prima tranche delle circa 3.400 case approvate nell'agosto 2025 dal Consiglio superiore di pianificazione dell'Amministrazione civile israeliana. Le offerte vanno presentate entro il 19 ottobre, otto giorni prima delle elezioni per la Knesset del 27 ottobre: una tempistica che ha subito alimentato le critiche delle organizzazioni israeliane contrarie all'espansione delle colonie. Secondo Peace Now, che monitora da anni il fenomeno, il governo punta a chiudere i contratti con le imprese prima del voto, così da rendere molto più difficile un ripensamento del prossimo esecutivo.Da qui l'appello dei quattro Paesi."«Esortiamo il governo di Israele a revocare immediatamente questi piani e a porre fine all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania - prosegue la dichiarazione –. Tali iniziative non solo ci allontanano dalla pace, ma minano ulteriormente la reputazione internazionale di Israele. Le imprese non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a questi bandi di gara. Devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, incluso il rischio di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a favore di una pace globale, giusta e duratura, basata sulla soluzione a due Stati. Continueremo ad agire in tale direzione".L'area E1 si estende su circa 12 chilometri quadrati tra Gerusalemme Est e l'insediamento di Ma'ale Adumim. Il suo sviluppo separerebbe di fatto il Nord dal Sud della Cisgiordania e isolerebbe Gerusalemme Est dal resto dei Territori, spezzando la continuità tra i governatorati di Ramallah, Gerusalemme e Betlemme. Proprio per questo il progetto era rimasto congelato per oltre due decenni sotto la pressione internazionale, in particolare statunitense, fino al via libera dell'agosto 2025. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, tra i principali sponsor del piano, lo aveva allora rivendicato apertamente come lo strumento per cancellare sul terreno l'ipotesi dei due Stati.Non è la prima presa di posizione congiunta sul dossier. Il 22 maggio i leader dei quattro Paesi avevano già firmato una dichiarazione – sottoscritta anche da Canada, Australia, Nuova Zelanda, Norvegia e Paesi Bassi – in cui gli insediamenti venivano definiti "illegali", le imprese invitate a non presentare offerte e Israele sollecitato a garantire la responsabilità per le violenze dei coloni, a rispettare la custodia hashemita dei Luoghi Santi di Gerusalemme e a revocare le restrizioni finanziarie all'Autorità Palestinese. Nelle settimane precedenti oltre quattrocento funzionari europei avevano chiesto all'Unione di intervenire con misure concrete, dal divieto di visto alle restrizioni commerciali, contro chi partecipa ai bandi legati a E1.
Italia, Germania, Francia e Uk condannano i piani di espansione di Israele in Cisgiordania: "Stop agli insediamenti in West Bank"
La dura nota congiunta contro i progetti del governo Netanyahu: "L'insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati. Il diritto internaz










