Negli ultimi giorni il furto di Ferragosto al MuMe di Messina di alcune opere di Antonello da Messina ha riportato l’attenzione sui livelli di sicurezza dei quasi 5mila musei e istituti analoghi esistenti in Italia e sulle loro vulnerabilità. I furti nei musei esistono da sempre: ultimamente però avvengono con modalità sempre più spregiudicate e difficili da prevenire, non soltanto in Italia ma anche in Europa.
Chi lavora nel settore si ritrova spesso a dover trovare compromessi difficilissimi se non impossibili fra il valore inestimabile delle opere ospitate da un museo e le strutture vetuste e insufficientemente finanziate che dovrebbero proteggerle; ma anche fra la loro messa in sicurezza e la necessità che il pubblico le possa osservare da vicino.
La prima cosa da tenere a mente è che i furti, nonostante provochino parecchio scalpore, sono anche abbastanza rari. Le opere di un certo museo sono a rischio costante anche per via degli incendi, della possibilità di danneggiamento accidentale o volontario da parte dei visitatori e di una modalità di conservazione scorretta (per esempio in un ambiente umido o troppo illuminato).
La seconda è che in Italia non esiste una vera e propria legge sulla protezione delle opere d’arte. I musei si basano su una serie di decreti ministeriali e linee guida redatte dal ministero della Cultura in collaborazione con la sezione italiana dell’International Council of Museums (ICOM), la principale organizzazione internazionale che rappresenta i musei e i lavoratori del settore, e il comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (TPC): un nucleo che si occupa fra le altre cose, sia di rintracciare e sequestrare le opere rubate, che di fare sopralluoghi per valutare la qualità del sistema di sicurezza delle strutture museali.













