Sono stati trasferiti in altri siti culturali della provincia di Messina i quattro custodi che erano in servizio al Museo regionale Accascina la sera del 15 agosto, quando sono state rubate i quattro capolavori di Antonello da Messina. I quattro, attualmente in ferie forzate, al rientro non torneranno nel museo di viale della Libertà: due saranno destinati a strutture della zona orientale della provincia, gli altri due in siti dell’area tirrenica.Si tratta di due dipendenti regionali e due lavoratori Asu. Il trasferimento rappresenta, al momento, uno dei provvedimenti adottati nell’ambito della gestione della vicenda, ma per i quattro potrebbero esserci ulteriori conseguenze. Nei loro confronti è infatti previsto l’avvio di un procedimento disciplinare, che potrebbe arrivare fino al licenziamento. L’iter disciplinare sarà avviato dopo che il dipartimento regionale dei Beni culturali avrà ricevuto la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio, chiamata a ricostruire quanto accaduto nella notte del furto.
Sul fronte delle indagini sul clamoroso furto di Ferragosto ieri mattina il procuratore capo di Messina Antonio D’Amato, che ha aperto un’inchiesta allo stato ancora contro ignoti per furto pluriaggravato di opere d’arte, ha effettuato un sopralluogo al MuMe, accompagnato dai due pm che seguono direttamente il caso, Maria Di Mulo e Massimo Trifirò, insieme anche al procuratore aggiunto Marco Colamonici. Con i magistrati c’erano anche gli investigatori della Squadra mobile, che insieme ai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio Culturale stanno cercando di venire a capo del misterioso colpo.Sulla vicenda ieri è intervenuto anche l’assessore regionale ai Beni Culturali Francesco Scarpinato: «Nelle variazioni di bilancio abbiamo previsto una proposta di due milioni di euro per sicurezza e prevenzione degli incendi – ha detto tra l’altro –, ma abbiamo anche un ampio avanzo di amministrazione. I soldi non mancano e li utilizzeremo a dovere. Il governo si presenta al parlamento siciliano nella certezza che questo tipo di battaglie non hanno colore politico ma servono l’interesse comune. A mancare non sono né le risorse né la volontà politica di perfezionare i meccanismi necessari a migliorare e garantire, oltre alla fruizione dei nostri musei, anche la loro sicurezza. Fatti come quello gravissimo di Messina ci fanno capire che investire in sicurezza e perfezionare il circuito delle opportunità che i Beni culturali possono assicurare sono investimenti che la Regione fa per potenziare l’intero sistema regionale».Poi l’assessore ha parlato chiaramente di «tolleranza zero verso chi ha sbagliato. Questo è poco, ma sicuro. Il governo Schifani ha avviato un’inchiesta interna per conoscere i fatti e capire quali comportamenti hanno determinato eventuali inadempienze. Nel momento in cui emergeranno con precisione profili di responsabilità, agiremo di conseguenza. Certamente non ci saranno sconti e non agiremo sollo sulla base dell’emotività. Le soluzioni che adottiamo sono conformi agli standard della sicurezza nei musei – ha proseguito –. Tuttavia, non possiamo escludere a questo punto di dotare le strutture museali anche di vigilanza armata. Un ulteriore supporto per garantire nelle situazioni di questo tipo il massimo della possibilità di intervento che possono essere assicurate. Naturalmente per arrivare a una decisione di questo tipo servirà vagliare al meglio anche le possibili alternative».










