«Nei musei italiani c'è un margine di rischio di furti. È successo in passato. Chi lavora in un museo prestigioso non è sprovveduto. Fa il possibile per prevenire tutto, sa gestire il patrimonio con fermezza di nervi, ma sa anche che psicologicamente dovrà convivere con un potenziale rischio...». Anna Coliva, con una lunga carriera nei Beni culturali e una storica direzione della prestigiosa Galleria Borghese, ha una visione chiara e lucida.

Quello che è accaduto al Louvre, non è propriamente fantascienza per l'Italia?

«Ci sono stati negli anni passati dei casi significativi, penso alle sparizioni del Piero della Francesca, del Velázquez, del taccuino di Goya, tutti furti dal valore inestimabile. Ci sono voluti anni per recuperarli...».

Ma cosa si può fare? C'è una soluzione?

«C'è un modo per rendere un museo assolutamente sicuro. Prendendo le banche come modello. Rubare in una banca è ormai un'impresa sempre più difficile, per via di sistemi di controllo sofisticati. Ebbene, per avere la sicurezza della banca, bisogna blindare tutto un museo, il che significa chiuderlo di fatto al visitatore. Fattibile? No, perché il museo così perderebbe il suo valore. Dobbiamo, invece, soppesare gli opposti interessi per trovare una via percorribile. E in questo modo, rafforzare le vie normali di protezione, sempre mantenendo quella consapevolezza che non potrà essere sicuro al cento per cento».