di

Domenico Calcagno

Si comincia domani a Johannesburg, sul prato di Ellis Park dove, 31 anni fa, la stella degli All Blacks era Jonah Lomu e il motivatore dei Bokke Nelson Mandela

Da una parte ha appena inventato il Nations Championship, il torneo tra le migliori 12 squadre del mondo, dall’altra torna alla formula del tour con 4 test, ripescata dai libri di storia. In sostanza il rugby va avanti, ma passando sempre la palla indietro, e per Sudafrica-Nuova Zelanda, la rivalità più feroce tra le nazioni più forti, i test non sono mai abbastanza. Si comincia domani a Johannesburg, sul prato di Ellis Park dove, 31 anni fa, la stella degli All Blacks era Jonah Lomu e il motivatore dei Bokke Nelson Mandela. Quella partita ispirò libri e film e battezzò la Nazione arcobaleno di Madiba. E fu un punto di svolta: la possibilità per le due superpotenze del rugby di ricominciare a battersi senza doversi nascondere, scatenare sommosse e provocare boicottaggi olimpici.

Perché tra sudafricani e neozelandesi non è sempre stata una semplice questione di mischie, mete e up and under, e tutto iniziò il 7 settembre 1921, quando gli Springboks affrontarono a Napier i New Zealand Maori. Vinsero 9-8 e il giornalista Charles Blackett raccontò del «disgusto degli Springboks costretti a giocare contro una squadra di non bianchi».