L’emergenza caldo viene raccontata soprattutto attraverso il corpo: temperature, disidratazione, cali di pressione, accessi al pronto soccorso. Proteggersi nelle giornate più torride è una necessità, mentre resta meno visibile ciò che accade alla vita psicologica quando uscire di casa non è più possibile per molte ore.

Le città si svuotano, le tapparelle si abbassano e chi ha meno autonomia trascorre gran parte della giornata aspettando che arrivi la sera. Succede ai bambini, che dipendono dagli adulti per uscire, e a molti anziani, per i quali anche una breve passeggiata può diventare imprudente.

I bambini

Per un bambino, un pomeriggio chiuso in casa non coincide necessariamente con il riposo. Se vengono meno il movimento e gli incontri con i coetanei, le ore perdono forma e lo schermo diventa il modo più semplice per riempirle, soprattutto quando i genitori lavorano.

L’indagine “Bambini Digitali”, condotta da Di.Te. e SIPEC su 6.666 famiglie, rileva che il 61,4% dei bambini tra zero e sei anni utilizza ogni giorno uno schermo e che nel 41,5% dei casi il primo incontro avviene tra i due e i tre anni. Il caldo trova quindi una consuetudine già radicata, rafforzata durante la pandemia, quando molte attività si sono trasferite online. Se il dispositivo viene usato ogni volta che compare noia, irritazione o solitudine, può restare la risposta più immediata anche quando l’estate è finita.