Il magrebino poi ferito dall’agente durante un tentativo di fuga dal pronto soccorso era stato sorpreso un’ora prima lanciare una notevole quantità di droga all’interno del carcere, che evidentemente continua ad essere ‘permeabile’. Ne abbiamo parlato con Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto. "La questione delle carceri in Italia è molto delicata. Innanzitutto vanno aumentate le risorse economiche a disposizione. Il sistema è in forte affanno. Da un lato abbiamo il sovraffollamento e dall’altro il sottorganico della penitenziaria".

E così il carcere pratese resta un’emergenza... "Allo stato attuale il sistema carcerario non è in grado di svolgere in modo corretto il proprio compito sia per quanto riguarda la pena da eseguire che per quanto riguarda il recupero dei dei carcerati. Poi abbiamo un altro grosso problema: nel carcere entrano con troppa facilità droga e cellulari dall’esterno. Dei passi avanti in tal senso son stati fatti a Prato anche grazie al procuratore Tescaroli".

Un altro tema sono le uscite frequenti di detenuti dal carcere di Prato: in media 2 o 3 al giorno arrivano in ospedale. Detenuti che poi seguono lo stesso percorso degli altri pazienti in coda al pronto soccorso. Sono situazioni di rischio potenziale. Come bisognerebbe intervenire? "A mio modesto parere sevono strutture separate ed in sicurezza in cui poter gestire le situazioni".