Quando sono stati chiusi i manicomi, siccome non si sapeva dove mettere le persone, qualcuno si è inventato i social. Il problema è che i social sono un centro di igiene mentale dove nessuno viene curato; anzi, parliamo di un ospedale dove la malattia viene incoraggiata, apprezzata, ricompensata, a volte inventata pur di partecipare a questo raduno di gente che spera di ammalarsi sempre di più, sempre peggio, ma mai abbastanza. Come ogni culto, anche questo prevede il martirio come unica forma di accettazione sociale. Insomma, è successo che quelle col PhD in Münchhausen, negli scorsi giorni, hanno dato il via al #MeToo della depressione post partum, il tutto comodamente da casa, con una ring light in faccia e un neonato in braccio.
Negli Stati Uniti è in corso il processo a Lindsay Clancy, una donna che nel gennaio del 2023 ha strangolato con degli elastici da ginnastica i tre figli – Cora, di 5 anni; Dawson, di 3 anni; Callan, di 8 mesi – mentre il marito Patrick Clancy era a prendere la cena. Una volta tornato a casa, Patrick Clancy ha trovato la moglie stesa a terra dopo che si era buttata dalla finestra e i corpi dei tre figli nel seminterrato. La diffusione della registrazione della chiamata di Patrick Clancy al 911 è stata vietata. Lindsay Clancy ha ucciso i suoi figli, ma si è dichiarata non colpevole per infermità mentale; il processo si basa solo su questo. Non c’è nessuna storia alternativa circa la responsabilità degli omicidi, almeno in aula.












