Una ragazza ridotta in fin di vita dall’anoressia balla davanti alla telecamera. Due sorelle filmano gli ultimi minuti di vita del padre. L’audio di un bambino di tre anni viene ricampionato con chiari riferimenti sessuali. Un uomo lancia soldi a un clochard dai finestrini della sua auto di lusso. In mezzo clip che invitano a provare prodotti: cibo, make up, creme di bellezza, vestiti, metodi efficaci «per guadagnare con facilità», «per trasformare il proprio corpo», «per risparmiare». E poi noi: le immagini delle nostre vacanze, i nostri profili migliori, i nostri successi e i nostri fallimenti o dolori, perché, ormai lo abbiamo capito, anche il malessere o la malattia conquista no cuoricini: «Potere della condivisione», dicono. Non è una distopia, è la quotidianità, il lato oscuro delle nostre vite digitali di cui sembriamo non accorgerci mai: non dopo gli scandali internazionali, o la caduta degli idoli influencer e nemmeno dopo i casi di cronaca, riguardanti soprattutto giovanissimi, in cui si svela la ferocia della rete. Serena Mazzini, esperta di social media strategy e autrice, ha dedicato gli ultimi cinque anni allo studio dell’evoluzione di Instagram e TikTok. In questo periodo, complice la passata pandemia, le due piattaforme sono esplose, imponendo un linguaggio nuovo -totalmente visuale e portando a derive inquietanti.