TREVISO Infermieri presi a calci e pugni mentre fanno il loro lavoro in ospedale. Le aggressioni contro il personale sanitario non si fermano. Le ultime, in ordine di tempo, sono andate in scena al Ca’ Foncello: una venerdì 14 e una sabato 15 agosto. Due infermieri in servizio nell’unità di psichiatria sono stati improvvisamente aggrediti da uno dei pazienti che stavano assistendo. In entrambi i casi all’inizio non sembravano esserci problemi. Poi, però, l’uomo, costretto a convivere con dei problemi psichici, ha reagito in modo violento. Le precauzioni non sono state sufficienti. I professionisti si sono ritrovati sotto a una pioggia di calci e pugni. Solo l’intervento dei colleghi ha limitato i danni. Successivamente gli infermieri sono stati medicati nello stesso ospedale. Entrambi hanno riportato ferite e lesioni, per una prognosi di poco meno di una settimana. «Si tratta di un paziente con problemi psichici gravi e complessi, ricoverato in psichiatria, che manifesta improvvisi episodi di aggressività - spiegano dall’Usl - nei giorni scorsi ha aggredito due infermieri, che hanno riportato lesioni guaribili in alcuni giorni».
Il nodo La situazione è delicata. Da una parte ci sono dei professionisti che cercano sempre di dare il meglio, consapevoli e formati per relazionarsi con pazienti con problemi di salute mentale. Dall’altra, però, c’è anche il fatto che le aggressioni ai danni del personale sanitario, tra l’altro non solo in questo ambito, stanno diventando sempre più frequenti. A evidenziare il problema è la stessa azienda sanitaria. «La situazione clinica molto complessa di questo paziente - specificano - rispecchia la complessità di un numero sempre maggiore di utenti del dipartimento di Salute mentale negli ultimi periodi». I precedenti Solo il mese scorso una dottoressa del pronto soccorso di Conegliano era stata presa a calci e pugni da un paziente di 26 anni con disagi psichici e dipendenze da alcol e droga. Si era alzato puntando dritto contro di lei. Si pensava che dovesse chiederle qualcosa. In un istante, invece, si è scatenata la rabbia: le ha sferrato un colpo alla nuca, da dietro, senza alcuna motivazione. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri. La dottoressa ha riportato un trauma: dieci giorni di prognosi. Mentre l’uomo è stato trasferito nel reparto di psichiatria. Il 18 maggio, inoltre, un’altra infermiera era stata aggredita da un paziente nel centro di salute mentale di Oderzo. Le contromisure «Non possiamo tollerare che chi dedica la propria vita e le proprie competenze alla cura degli altri diventi bersaglio di violenze - ha sottolineato Giancarlo Bizzarri, direttore generale dell’Usl, dopo il caso di Conegliano - stiamo facendo e continueremo a fare tutto il possibile sul fronte della prevenzione e a livello tecnologico per proteggere chi lavora nella nostra azienda». Un passaggio, quest’ultimo, che l’Usl della Marca ha ribadito anche ieri: «Stiamo mettendo in atto tutte le possibili misure per tutelare il personale». A cominciare dai sistemi di Alert immediato per chi lavora nei pronto soccorso e nei reparti considerati più a rischio: dal Suem118 alla psichiatria, appunto. Il riferimento è in particolare alla dotazione di 200 braccialetti anti-aggressione che consentono ai professionisti di dare l’allarme in modo immediato in caso di necessità.








