Monza – Tutto è bene quel che finisce bene. È una storia di generosità e buone disposizioni d’animo quella che si è affrontata e risolta in queste ore in città. Protagonista, un clochard di una settantina d’anni, lunga barba d’ordinanza, abiti sgualciti, una certa difficoltà nel comunicare, soprannome “Lupo“. L’uomo vive da oltre mezzo secolo in via Col di Lana, al quartiere San Biagio, fino a quando, qualche mese fa, il suo padrone di casa non decide di sfrattarlo. Lupo ha una piccola pensione di anzianità, nemmeno troppo misera, circa 1.200 euro al mese, non beve, non si droga, “anzi ho smesso perfino di fumare” assicura lui.
Senza casa
Una casa con i canoni di affitto di oggi, in un quartiere in grande espansione e con standard abitativi sempre più elevati come San Biagio, dove la Zeguina, il suo lato meno chic, si sta ammodernando a ritmo sempre più rapido, non fa per le tasche di un uomo in difficoltà. Lupo non trova un’altra casa e comincia così a vivere sulle panchine davanti alla chiesa di San Biagio e il sottoscala di un condominio in via Prina quando le intemperie lo richiedono. Quando piove, si infila nel locale che ospita un bancomat per trovare riparo. Gira in bicicletta, ma quando gliela rubano soltanto un amico riesce anche a ritrovargliela. Casa Borgazzi






