HomeCronacaMorte avvelenate, il marito e l’amica a confronto per sei oreDi Vita ai cronisti uscendo dalla Questura: “Potete darvi risposte da soli”. Sia lui sia l’altra figlia Alice negativi al veleno per gli esami svolti a BerlinoGianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte avvelenate con la ricina a Pietracatella nello scorso dicembre, lascia la Questura dopo sei oreRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 21 agosto 2026 – Questione di ore, forse di giorni. Il giallo della ricina, che da dicembre tiene sotto scacco Pietracatella (Campobasso), potrebbe essere a un passo dalla svolta: nuovi nomi potrebbero presto comparire nel registro degli indagati, questa volta non per favoreggiamento o malasanità, ma per il reato che finora è apparso un delitto perfetto: il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.
Al centro della giornata di ieri c’è Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Jeans, polo verde, passo spedito, De Vita è entrato alle 11 con aria tranquilla negli uffici della Questura di Campobasso. Ne uscito sei ore dopo, alle 17. Non un semplice interrogatorio, ma un confronto intenso e diretto con una donna a lui vicina, alla presenza della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e del capo della Mobile, Marco Graziano. All’inizio si è pensato che fosse l’amica di Antonella già denunciata mesi fa per favoreggiamento personale, perché aveva escluso tensioni in casa Di Vita, salvo essere poi smentita dai riscontri investigativi. In realtà il confronto è stato con una sua amica insegnante. Ai cronisti che lo hanno circondato, all’uscita dalla questura, Di Vita ha risposto in modo laconico: “A molte di queste domande potete darvi risposte da soli”. Ciò che trapela dagli uffici inquirenti è dal faccia a faccia sarebbe emersa una contraddizione, un dettaglio ritenuto decisivo per ricostruire movente e veicolo del veleno. Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita con le figlie e Sara Di Vita (a destra) e Alice di Vita - Foto Ansa












