Una tassa a carico delle grandi piattaforme digitali per sostenere l'editoria locale.
Ai principali player - Meta (Facebook e Instagram), Google, TikTok e Microsoft (Linkedin) - la scelta: o si accordano con i gruppi editoriali e remunerano i contenuti, oppure pagano le imposte direttamente al governo. È la regola appena varata dall'Australia, che ieri ha approvato in via definitiva un pacchetto di sostegno al settore dei media denominato News Bargaining Incentive.La misura si applica ai motori di ricerca e social media che superano i 250 milioni di dollari australiani (circa 178 milioni di dollari statunitensi) di ricavi pubblicitari nel Paese.
Queste piattaforme sono chiamate a raggiungere un'intesa commerciale con almeno otto diversi editori australiani per compensare le tasse dovute.
Ogni accordo non può pesare per più del 25% dell'obbligo in capo alla piattaforma.
Se questi vincoli non saranno rispettati, scatterà un contributo pari al 2,75% dei ricavi pubblicitari digitali in Australia.Secondo le stime citate dal Parlamento australiano in fase di discussione della legge, il meccanismo dovrebbe garantire al sistema mediatico oltre 250 milioni di dollari australiani di risorse.














