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Ultimo aggiornamento: 17:11
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L’Australia ha presentato una bozza di legge per tassare i giganti della tecnologia come Meta, Google e TikTok, destinando parte del bottino alle testate giornalistiche. Per sfuggire al tributo, ai colossi resterebbe una sola via: stringere accordi con gli editori per remunerare i contenuti. Non è un mistero come le aziende giornalistiche, in tutto il mondo, soffrano del calo dei lettori, sovente più attratti dalle informazioni sui social network. Dunque l’Australia mira ad imporre un contributo alle grandi aziende tecnologiche, per compensare gli editori locali, i cui contenuti generano traffico sulle piattaforme. Il 28 aprile il governo ha pubblicato una bozza di legge da presentare al Parlamento entro luglio. Se i colossi rifiuteranno accordi economici con gli editori locali, la proposta prevede una tassa aggiuntiva pari al 2,25% del fatturato australiano. Secondo il primo ministro australiano, Anthony Albanese, il lavoro dei giornalisti “non dovrebbe essere semplicemente preso da una grande multinazionale e utilizzato per generare profitti per quell’organizzazione senza un adeguato compenso per le persone che producono quei contenuti creativi. Riteniamo che l’investimento nel giornalismo sia fondamentale per una democrazia sana”. Con questa misura Canberra prevede di raccogliere fino a 250 milioni di dollari all’anno per gli organi d’informazione (oltre 150 milioni di euro), da distribuire in base al numero di giornalisti impiegati da ciascuna testata. Secondo il premier australiano, “le grandi piattaforme digitali non possono sottrarsi ai loro obblighi previsti dal codice di contrattazione dei media: al momento, le tre aziende in questione sono Meta, Google e TikTok”.








