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Senza accordi con gli editori i giganti del web rischiano di dover pagare allo Stato il 2,25% dei ricavi realizzati in Australia

In diversi Paesi se ne parla da tempo, ma ora sembra che almeno in Australia si sia vicini ad una svolta per quanto riguarda una delicata questione che coinvolge giornalisti, editori e giganti della Silicon Valley: chi paga il giornalismo nell’era delle piattaforme. Bisogna evidenziare, e questo è il cuore del dibattito a livello mondiale, che le notizie scritte dai giornalisti e pubblicate sulle piattaforme alimentano i feed. I feed, a loro volta, generano ricavi pubblicitari. E allora, ci si chiede, perché non pagare chi lavora nel mondo dell’informazione e dà il via a questa catena?

Il governo australiano, guidato dal laburista Anthony Albanese, ha lanciato la proposta chiamata “News Bargaining Incentive”, una sorta di incentivo (guai a chiamarla tassa) pensata per costringere Meta, Google e TikTok ad aprire il portafoglio con gli editori. In parole povere, spiega IlSole24Ore, chi non firma accordi commerciali con le testate dovrà versare allo Stato il 2,25% dei ricavi realizzati in Australia.