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L’Agenzia delle Entrate conferma l’applicazione dell’addizionale prevista dalla legge 266/2005. A rischio accertamenti migliaia di creator

L’Agenzia delle Entrate mette nero su bianco: anche i contribuenti in regime forfettario dovranno pagare la “tassa etica”, l’addizionale del 25% prevista dal comma 466 della legge 266/2005. Il chiarimento arriva con la risposta n. 285 del 4 novembre 2025, una presa di posizione netta resa pubblica dopo l’interpello della tech company Fiscozen, che chiedeva lumi sull’applicazione della norma ai forfettari e sui criteri con cui il Fisco definisce cosa rientri — o meno — nella categoria del materiale pornografico.

Secondo quanto precisato dall’Agenzia nella risposta ufficiale, la qualificazione di un contenuto come pornografico non dipende unicamente dal creator, ma viene valutata caso per caso dall’Amministrazione finanziaria. Un punto cruciale, perché stabilisce che è il Fisco a poter determinare se un creator opera, anche parzialmente, in un’attività soggetta all’addizionale del 25%. Questa interpretazione accresce l’incertezza nel settore dei contenuti digitali a pagamento, dove la linea che separa erotismo e pornografia è spesso labile e, ora, anche fiscalmente rilevante.