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Ci sono delle cifre-limite di cui tenere conto per comprendere l’origine di determinate verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate

Attraverso l’incrocio automatizzato dei dati presenti nell’Archivio dei rapporti con operatori finanziari, parte fondamentale dell’Anagrafe Tributaria, le autorità fiscali esercitano oggi una vigilanza costante sui nostri conti correnti. È fondamentale prestare attenzione alle giacenze medie, dal momento che il superamento di determinate soglie non solo genera dei costi di gestione fiscale, ma può innescare accertamenti circa la congruità tra il patrimonio accumulato e la capacità contributiva derivante da quanto inserito in dichiarazione.

Un primo limite è quello rappresentato dai 5mila euro: superare questa cifra sul conto corrente nel nostro Paese comporta principalmente implicazioni di natura fiscale, in particolare il pagamento di una tassa automatica, e una maggiore esposizione ai controlli anti-riciclaggio. Qualora la giacenza media, quindi l’importo medio ottenibile sommando i saldi giornalieri e dividendo per il numero dei giorni del periodo in esame, varchi tale soglia, scatta automaticamente l'imposta di bollo: si parla, per la precisione di 34,20 euro all'anno per le persone fisiche, mentre per imprese e società di 100 euro annuali, che vengono trattenute comunque a prescindere dalla giacenza. È la banca stessa a occuparsi di addebitare la cifra automaticamente alla chiusura del rendiconto (annuale, trimestrale o mensile).