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Aprire un conto aldilà dei confini nazionali non basta per evitare le verifiche fiscali: come agisce l'Agenzia delle Entrate

Appoggiarsi a operatori finanziari con sede all'estero non è sufficiente, come tanti ritengono erroneamente, a mettersi al riparo dai controlli dell'Agenzia delle Entrate: gli strumenti a disposizione del Fisco si sono affinati a tal punto da rendere quasi impossibile occultare movimenti di denaro anche aldilà dei confini nazionali.

Aprire un conto con Revolut o Paypal, due degli intermediari più utilizzati anche in Italia, non significa mettersi al riparo dai radar dell'AdE semplicemente perché non rispondono alle norme richieste agli operatori nazionali. Gli istituti di credito con sede nel nostro Paese, infatti, devono periodicamente inviare i saldi e i movimenti dei conti correnti all'Archivio dei rapporti finanziari, banca dati dell'Anagrafe Tributaria gestita per l'appunto dall'Agenzia delle Entrate. Paypal e Revolut, con sede rispettivamente in Lussemburgo e in Lituania, non devono rispondere degli stessi obblighi, trattandosi di operatori finanziari non residenti, ma il fatto che non siano tenuti a effettuare la medesima trasmissione di dati non fornisce uno scudo a chi decide di appoggiarsi alla loro intermediazione. A cambiare, rispetto a quelli tradizionalmente utilizzati quando si parla di operatori con sede in Italia, sono solo gli strumenti di indagine e verifica.