«A Messina manca il sangue. E quando manca, la mia terapia si dimezza». Parte da qui l’accorato appello di Tony Saccà, presidente di Fasted Messina Ets, ente da anni vicino a centinaia di talassemici in tutta la provincia: 140 in tutto, tra di loro anche bambini di uno o due anni. Per loro le trasfusioni sono salvavita.
«Un talassemico - spiega Saccà - ha bisogno in media di una trasfusione di due sacche di sangue ogni 15-20 giorni. Quando il sistema va in crisi la terapia si dimezza». E l’estate è il periodo peggiore. I donatori diminuiscono e il grande caldo di questi mesi ha peggiorato la situazione. Ma la talassemia non va in vacanza. Rispetto a quattro anni fa - riferisce Saccà - la situazione è notevolmente migliorata. In passato la terapia veniva dimezzata da giugno ad agosto, oggi questo avviene massimo 1 o 2 settimane l’anno, quando il sistema entra in crisi». E l’emoglobina scende.
Gli appelli, l’ultimo quello dell’attore Ninni Bruschetta sui canali dell’associazione, sono fondamentali, ma la necessità è quella di organizzare le donazioni e creare una rete capillare che copra il fabbisogno 365 giorni l’anno. Ed è qui che il problema diventa culturale. «Oggi a Messina il trend delle donazioni è in crescita - spiega Basilio Buttà, presidente della sezione comunale dell’Avis - Negli ultimi tre anni siamo cresciuti di circa 300/400 sacche. Quest’estate, però, abbiamo sofferto un po’ di più».








