Lo abbiamo immaginato, per il nostro Paese, il bipolarismo perfetto. Due schieramenti in competizione, con idee diverse per l’Italia e per il mondo, ma comunque reciprocamente legittimati a sfidarsi democraticamente per il governo. E magari anche capaci, sui grandi temi, di convergere su quelle scelte che riguardano indiscutibilmente il bene comune. Idee e interessi pure contrapposti, ma con una visione da statisti e non solo da politicanti: in una parola, italiani.«L’amor che move il sole e l’altre stelle», il verso di Dante che dà il titolo al meeting di Rimini, al quale parteciperà Papa Leone XIV, è il più tempestivo degli auspici, nella realtà di oggi. Siamo divisi su tutto: la pace e la guerra, i migranti, la sicurezza, il clima, l’economia e il lavoro, la giustizia e le riforme, le banche, la Rai, fino alla legge elettorale. Non solo i poli sono sulle barricate come non mai, ma anche al loro interno le spaccature sono feroci, le contraddizioni insanabili, le ambizioni personali potenti. La fine dell’estate ci consegna un quadro politico assai più frammentato e rissoso, anche rispetto alla scorsa primavera, e ci lancia verso un’interminabile campagna elettorale, dove pare prevalere la confusione, la demagogia e l’agguato.