L'imprenditore è detenuto a Rebibbia con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Il suo avvocato: «È molto affranto e si sente in colpa»
«Ho commesso errori, ma ormai è tardi», è uno dei passaggi della lettera che Valter Lavitola ha scritto dal carcere di Rebibbia alla compagna Adriana Linhares de Lucena. Il testo, mostrato in alcuni punti dal Tg1, racconta soprattutto la difficoltà della detenzione e il desiderio di poter tornare a lavorare. «Non sono lucidissimo, anche se sto bene», scrive l’ex editore de L’Avanti!, che si trova in custodia cautelare con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Lavitola dice di sperare negli arresti domiciliari e aggiunge di aver chiesto di poter lavorare anche durante la detenzione.
Il senso di colpa
Nella lettera Lavitola parla anche delle proprie scelte e delle conseguenze che avrebbero avuto sulle persone a lui vicine. «Avrei dovuto ascoltarti», scrive rivolgendosi alla compagna, prima di parlare delle «sofferenze e frustrazioni» che avrebbe attraversato. In un altro passaggio sostiene di essere stato abbandonato da Silvio Berlusconi. A raccontare il suo stato d’animo è stato anche l’avvocato Arturo Cola, che lo ha incontrato a Rebibbia. Secondo il legale, Lavitola si sente responsabile per aver coinvolto nella vicenda due persone a cui tiene particolarmente, Gomez e Ranucci. «È molto affranto», ha detto Cola a Libero.







