di

Ilaria Sacchettoni

I magistrati parlano di tentativi di «depistaggio» confezionati su misura all’indomani dell’attentato di Pomezia (16 ottobre 2025). La lettera di Valter Lavitola alla fidanzata dal carcere: «Spero di avere i domiciliari e ho chiesto di poter lavorare»

«Non sono lucidissimo, anche se sto bene. Spero di avere i domiciliari, comunque ho chiesto di poter lavorare, qui in carcere è molto più pesante l’impotente attesa». Valter Lavitola scrive dal carcere alla compagna. Nella lettera, mostrata dal Tg 1, ammette di aver commesso errori: «Avrei dovuto ascoltarti ma oramai è tardi. Ho provato sofferenze e frustrazioni».

Toni distanti da quel periodo in cui, dal ben frequentato Cefalù, Lavitola si era fatto strada quale amico di Sigfrido Ranucci e, in seguito, aveva stabilito un contatto con alcuni giornalisti di Report, come ad esempio Daniele Autieri (va detto che Ranucci impose verifiche ai contenuti suggeriti dall’amico e su eventuali influenze sulle inchieste si sta già concentrando la Rai). Privatamente, il conduttore sembrava conquistato dalla dietrologia o dalle ipotesi dell’amico Valter. I magistrati parlano di tentativi di «depistaggio» confezionati su misura all’indomani dell’attentato di Pomezia (16 ottobre 2025). Eccoli.