Non può essere strumento di pressione
Claudio Velardi
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C’è un uomo che ha confessato ed è ancora in carcere. Valter Lavitola, arrestato il 10 agosto e rinchiuso a Rebibbia, mercoledì ha detto ai magistrati, in un interrogatorio durato più di cinque ore, di essere lui il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Ha ammesso l’ipotesi accusatoria, dichiarando di voler collaborare. Il suo difensore ha chiesto, come è logico, i domiciliari. La Procura di Roma ha dato parere negativo e il gip ha respinto l’istanza: le ricostruzioni dell’indagato sarebbero “inverosimili“. Lavitola resta dentro.
Prendiamo atto. Ma allora la Procura ha il dovere di rispondere ad alcune domande, perché la custodia cautelare non è una pena anticipata e non può essere uno strumento di pressione.










