Di: Il Quotidiano - Giovanni Marci / Pa.St. I viticoltori ticinesi hanno dovuto fare i conti con il caldo e il prolungato periodo di siccità. Ma la vendemmia 2026 “sarà di grande qualità” ha assicurato ai microfoni del Quotidiano Davide Cadenazzi, presidente della Federazione viticoltori della Svizzera italiana (Federviti).Ora sono arrivate le precipitazioni, ma per buoni quantitativi di uva difficilmente basterà. “Bisogna ora capire quali effetti avrà quest’acqua sull’acino. Sicuramente aumenterà un po’ di peso, ma non potrà mai compensare una stagione di forte stress idrico” dice Stefano Bollani, presidente Federviti Biasca e Valli.“Il settore deve adattarsi”La siccità ha colpito duramente, in alcune zone aggravando i danni della grandine di inizio giugno. E gli effetti del caldo asciutto rischiano di farsi sentire anche nel 2027. “La pianta soffre gli eventi estremi - continua Bollani - una siccità prolungata può creare dei problemi sul fronte delle riserve per l’anno successivo”.Chi si ferma è perduto. Questo emerge dalle parole dei viticoltori. A rischio c’è anche la sopravvivenza economica delle aziende. “Il fatto di doverci confrontare con situazioni climatiche estreme, ci porta poi ad avere situazioni estreme personali” afferma Cadenazzi. E aggiunge: “Il settore si deve adattare il prima possibile, trovando delle strategie e degli strumenti che ci permettano di mantenere un livello umanamente sostenibile”.Gli aiuti del Cantone“Il Cantone ha un ruolo di accompagnamento, dall’Ufficio della consulenza agricola all’Ufficio dello sviluppo agricolo, con la concessione di contributi per mettere in atto quello che viene consigliato e che serve per stare al passo con i cambiamenti climatici” spiega Daniele Fumagalli, capo della Sezione dell’agricoltura.Sono cantonali alcuni aiuti. E cantonale è anche la moratoria introdotta per bloccare nuovi vigneti di merlot. “In questo momento ci dobbiamo dare dei limiti affinché il settore non vada incontro a situazioni o di sovraproduzione o di pressione sui prezzi”.