La mostra del Meeting di Rimini riscopre la figura di Léon Harmel, imprenditore cattolico e protagonista dei grandi pellegrinaggi operai a Roma promossi sotto Leone XIII. Un’esperienza che contribuì alla nascita della dottrina sociale della Chiesa e lasciò un segno nella storia del lavoro
Di Mario Zanatta, pseudonimo di Alcide De Gasperi, Formiche ne ha già parlato, con riferimento al suo saggio I tempi e gli uomini che prepararono la Rerum novarum, pubblicato da Vita e Pensiero nel 1931. Ora, nel programma della visita pastorale del Santo Padre Leone XIV al Meeting per l’Amicizia fra i popoli vi è l’omaggio a Léon Harmel (1829-1915), alla cui figura è dedicata una mostra (“Léon Harmel. La profezia di un’impresa”) che, promossa da Compagnia delle Opere e Fondazione Costruiamo il Futuro, è composta – come anticipato da Ubaldo Casotto, uno dei curatori insieme a Francesco Cassese – da un video iniziale che racconta con immagini d’epoca la storia dell’industriale francese, una serie di pannelli che illustrano le novità che lui introdusse, c’è anche un telaio ricostruito dai ragazzi di Brera, e una parte finale che si pone in collegamento con la Magnifica humanitas. Sarà così possibile comprendere il carattere profetico di molte intuizioni che hanno preso forma all’interno della filatura di famiglia a Val-des-Bois, vicino a Reims. Lì Harmel creò un originale esperimento sociale (cassa mutua, assegni familiari, villaggio operaio con organizzazione cooperativa). Tutto ciò, e molto altro, trovava ispirazione nel francescanesimo e nel suo essere francescano secolare.












